My Stories

In ancient as well as in the old times, people that could allow themselves would spend hours at the table, eating well and talking; often about important things. Even treaties or agreements were discussed around the table. Today’s world is changed but most European, and not only them, still decide of serious matters at the dinner table; conviviality has an important role event is those occasions.

My grandfather’s house was no different; when I was a kid and even later they held dinner parties that one could call “banquets”; not to discuss politics, but to reconnect with old friends and new ones in the nicest, most relaxing environment. They would easily spend two or three hours at the table, they loved to eat and drink well, but in good company and discussing the most different subjects. My grandfather used to say: “at the table, one does not age” meaning that by meeting new people, pleasantly chatting with friends and family, eating and drinking good things, time almost stops, because it is so good for your health. Grandfather was speaking the wise old time, today it has been proven, but often people seems to forget it: they don’t eat together, they eat in a hurry even talking on the phone and this is absolutely bad for their health. The last few years I behaved in the same manner and now I strongly regret it: certainly it is not the only reason, but is one of many, which are part to that way of life. We use the microwave because it is faster, we do no select quality food, we drink soft sugary drinks always on the run, in a hurry because we must accomplish lord knows what and finally we get some disease. I’ve got a beautiful one: pancreas cancer!

When I was a kid and even a young man, let’s say until I lived in Florence, I ate fresh fruits and vegetable, in most cases our one eggs, chickens, turkey, rabbits, the pork and the beef grown by the butcher next door. Prosciutto, salame, sausages and many other specialties were done at home, so were our wine and olive oil and I was never sick; I was never sick in our big house in Georgia or in Scarsdale. The moment I stopped walking barefoot in the garden, breathing the clean air of the country, buying every possible kind of food, eating by myself, it is at this point that I started eating in a hurry even if I was at the table with my wife, my health problems started and that is how they ended: cancer.

My grandfather remembered that at the end of one of these interminable meals, he accompanied an illustrious dignitary to the door and said goodbye. The guest thanked him and added, “We had an extraordinary time; the artichoke and shrimp cup was delicious, the baked mussels were a delicacy, the octopus salad was exquisite, the pasticcio of Treviso radicchio was splendid, the pepper risotto was worth a million and then there were all those fabulous roasts and salads and sweets, not to mention Wanda’s torte, which was divine. But to tell you the truth, I would really like to drink one of your fresh eggs, because I have a little appetite!”

Those were clearly extremes, too much is too much; the dinners that I’m talking about are those where we get together not to eat, but to eat together!

When I was a boy, these meals were truly enjoyable, especially if there was a certain table companion that had the gift of storytelling, like Carlo, Alberto, Umberto, my father or my godfather who, with tales and jokes, could entertain everyone for hours.

The recipes were always family recipes – from my grandmother, or Sofia, our family’s cook, or from cousin Wanda or those that my sister or I put together in different circumstances. The stories are ageless, but according to the occasion or the characters participating they are set in a certain historical moment in order to make them more interesting.

I thought that it would be nice for me to share these stories together with some of the recipes I remember with tenderness and a little nostalgia.

Un tempo, chi se lo poteva permettere stava a tavola delle ora a mangiare, bere e ragionare anche di cose importanti. Accordi e trattati erano discussi a tavola fino dai tempi antichi. Oggi il mondo è cambiato, ma, almeno in Europa, è rimasta l’abitudine di discutere a tavola di cose serie; la convivialità gioca sempre un ruolo importante.

I pranzi e cene della mia gioventù non erano molto diversi; non ricordo grandi discussioni di politica, piuttosto piacevoli serate con vecchi e nuovi amici in un’atmosfera simpatica e rilassante. Le cene di due o tre ore erano normali: mangiavano e bevevano godendosi la buona compagnia e parlando degli argomenti più diversi.

Il nonno diceva che “a tavola non s’invecchia” perché fa pro parlare piacevolmente, mangiando e bevendo cose buone, si ringiovanisce, e il tempo si ferma.

Il nonno parlava con la saggezza dei tempi antichi, oggi è stato provato che fa effettivamente bene alla salute, ma spesso la gente sembra non ricordarselo: mangia da sola, sempre di gran corsa, parlando al telefono e tutto ciò fa davvero male.

Negli ultimi anni, anch’io mi sono comportato allo stesso modo e ora me ne pento amaramente. Certamente non sarà la sola ragione, sarà una delle tante di quel modo di vivere. Non si fa abbastanza attenzione a quello che si mangia, si riscalda il cibo col microonda, si bevono bevande gassate e sempre di corsa, sempre a rincorrere il modo di raggiungere un qualche altro risultato e alla fine il risultato arriva: ci si ammala. Io mi son beccato un bel cancro al pancreas!

Finche` ero giovanissimo e vivevo a Firenze, mangiavo frutta, verdura e uova di casa, anche polli, conigli e tacchini; il maiale e il manzo erano del macellaio accanto; salami, prosciutto e salcicce fatte in casa, come il vino e l’olio d’oliva; non mi ammalavo mai! Ero sempre in buona salute anche quando vivevo ad Atlanta in Georgia nella nostra grande cosa con orto e giardino o a Scarsdale nel Westchester, stavo bene. Appena ho smesso di correre a piedi nudi nell’erba del mio giardino, a respirare l’aria pulita della campagna e ho cominciato a comprare tutto, a mangiare da solo; appena ho preso a vivere così, ho cominciato ad andare di corsa anche quando ero a tavola con mia moglie; i problemi sono cominciati ed ecco il cancro!

Il nonno Arturo ricordava che, alla fine di uno degli infiniti banchetti dei suoi tempi, accompagnò al portone del cortile un importante monsignore. L’ospite lo ringraziò e:” E` stato piacevolissimo: i carciofi e la coppa di scampi era deliziosa, le cozze al forno una delicatezza, l’insalata di polippetti squisita, i pasticcio di radicchio di Treviso splendido, il risotto ai peperoni valeva un milione e poi c’erano tanti favolosi arrosti, insalate e dolci senza parlare della torta della Wanda che era semplicemente divina; ma  detto fra noi, cavaliere, io gradirei immensamente un ovino a bere perché sento…. un’uggiolina allo stomaco….”

Quelli erano certamente degli estremi, quando è troppo è troppo. Le cene di cui parlo io non erano fatte per mangiare e bere, ma per mangiare e bere insieme, come avrebbe detto Orazio!

I pranzi che ricordo erano un gran gioia specialmente se c’erano alcuni commensali che, oltre ad essere interessanti, avevano il dono di saper raccontare come Carlo, Alberto, il grande Umberto, il nonno e il babbo; tutti loro avrebbero potuto intrattenere chiunque per delle ore.

I piatti erano sempre piatti di famiglia, della nonna, di Sofia, la nostra cuoca che ha vissuto con la nostra famiglia per 46 anni, o della cugina Wanda. C’erano anche piatti di mia madre e più tardi anche di mia sorella e miei. Le barzellette punteggiavano la conversazione e le storie erano diverse a seconda dei commensali.

E` per questa ragione che ho pensato di raccontarvi le storie che ricordo, alcune con delle ricette e tutte con po’ di nostalgia. 

7 thoughts on “My Stories

  1. Grazie Paolo di queste belle storie e della forza che trovi nel raccontarcele!
    Adesso sono curiosa di sapere che fine ha fatto quella pocodibuono della pupa senese….
    un grande abbraccio
    Flavia

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